L'ombra di Euridice

In questo nuovo libro di Giancarlo Montedoro il prologo stabilisce il perimetro del pensiero. Compagni e maestri di meditazione, accanto al bambino, futuro briccone divino, alla vergine, futura puttana di porto, al santone indiano in cima al monte, ci sono Yeats, Keats, due visionari e diversamente ‘metafisici’, e forse – non nominato – il più arcaico e moderno di tutti, Gottfried Benn.

Scissioni, separazioni. L’amore come fine, passato, separazione, memoria coltivata dal poeta. E Rilke è convocato, quasi un’antonomasia di quella forma di egoismo per cui il poeta ama sempre la sua Kore infera, e Orfeo forse s’è voltato apposta, perché Euridice rimanesse tra le ombre, e la sua voce risuonasse tra gli umani in memoria di lei. Ma questo punto d’arrivo rilkiano e orfico non è la meta del libro. Montedoro rilancia a sorpresa la carta dell’Umanesimo, dell’illuminismo, della speranza e del ‘fare’, del “non ci avrete” rispetto al terrore e alla distruzione. Ma a una condizione: fare epochè delle parole vane, dei falsi amici, dei falsi movimenti. Un’ascesi, anche quella possibile non tanto con filosofia e politica, ma con parole di poesia, e osservazione della natura – che è quasi lo stesso, se si pensa a Goethe, o se si pensa a Schumann. E in questo mondo senza dei, senza tempo e senza regola la ricerca si annida nei dettagli.

Camilla Miglio

Copertina ufficio grafico Atì - Clorinda Biondi

realizzazione Jessica Benucci 
2017
Pagine 72
Euro 13

ISBN 978-8889456-87-3 

 

L’ombra di Euridice

Dice che ti amerà se solo non la guardi

Custodisce il segreto della levità

Rivela il dolore della nostra identità

Senza volerlo

 

Noi la cerchiamo sparsi

Immersi nelle nostre solitudini

Dispersi

Quasi succede che si possa amare

Prima che ci tocchi lo sparire

 

Allora invochiamo la parola

Con le vertigini dei suoi significati

A lei chiediamo la stabilità

Mentre ci offre la diversità

Riposta nel profondo di ogni lingua